Steve Wright
Meglio conosciuta per la sua bellezza e raffinatezza, la musica classica non è solitamente associata al pericolo. Tuttavia, nel corso dei secoli, alcune composizioni sono state collegate a miti, superstizioni e persino alla morte. Da coincidenze inquietanti a effetti psicologici, questi pezzi “mortali” hanno guadagnato notorietà nella tradizione culturale.
Ecco alcuni degli esempi più famosi:
1. Gloomy Sunday, ovvero la “canzone ungherese del suicidio”
Compositore: Rezső Seress
La leggenda: si dice che questa canzone malinconica abbia ispirato un’ondata di suicidi in Ungheria e altrove. Soprannominata la “canzone ungherese del suicidio”, la sua melodia inquietante e il testo pieno di disperazione avrebbero spinto gli ascoltatori sull’orlo del baratro.
La realtà: sebbene non ci siano prove concrete che colleghino la canzone ai suicidi, le leggende sono state sicuramente sensazionalizzate dai media, amplificando la reputazione un po’ inquietante di “Gloomy Sunday”.
2. La “maledizione della nona”
La leggenda: si dice che compositori come Beethoven, Schubert, Dvořák e Mahler siano morti dopo aver completato la loro nona sinfonia, il che ha portato alla convinzione che una “maledizione” abbia perseguitato questa pietra miliare. Mahler cercò notoriamente di superare la maledizione chiamando la sua nona opera sinfonica Das Lied von der Erde. Tuttavia, sembrava che la Morte fosse all’erta sul gioco e fu tutto inutile: Mahler morì poco dopo aver completato la sua vera Nona Sinfonia.
La realtà: Probabilmente più una coincidenza che realtà, ma la superstizione della “Maledizione della Nona” ha perpetuato il mito secondo cui nessun compositore può scrivere più di nove sinfonie senza sfidare la sorte.
3. Miserere di Allegri: musica proibita
La leggenda: Per oltre un secolo, il Vaticano avrebbe vietato l’esecuzione pubblica o la trascrizione dell’inquietante capolavoro corale di Gregorio Allegri, Miserere Mei. Si diceva che chiunque avesse tentato di riprodurre l’opera fuori dalla Cappella Sistina avrebbe dovuto affrontare una punizione divina.
La realtà: Il cosiddetto divieto era più probabilmente un metodo per preservare l’esclusività piuttosto che una vera minaccia.
Curiosità: una delle tante voci che circolano su Mozart è che, da bambino prodigio, abbia notoriamente trascritto il Miserere a memoria dopo averlo ascoltato una sola volta. La storia, tratta da una lettera scritta dal padre di Mozart alla madre, racconta che il quattordicenne Mozart, in visita a Roma con il padre, ascoltò per la prima volta il Miserere durante la funzione del mercoledì e, più tardi quello stesso giorno, lo scrisse interamente a memoria.
4. Il “Patto col diavolo” di Paganini
Il mito: il virtuosismo del violino del compositore e pianista Niccolò Paganini era così straordinario che diede origine a voci secondo cui avesse stretto un patto col diavolo per raggiungere le sue abilità sovrumane.
Il talento teatrale di Paganini e il suo aspetto goticamente scarno non fecero che alimentare questi sospetti. Alcuni affermarono persino di aver visto la figura del diavolo accompagnare Paganini durante le esibizioni.
La realtà: il genio di Paganini era probabilmente una combinazione di talento, pratica e una possibile condizione medica come la sindrome di Marfan, un disturbo genetico che colpisce il tessuto connettivo del corpo, che colpì anche Rachmaninov e John Tavener.
5. Il violino infestato di Giuseppe Tartini
Il mito: il compositore barocco italiano Giuseppe Tartini (1692-170) sosteneva che la sua famosa “Sonata del trillo del diavolo” gli era apparsa in sogno, mentre il diavolo suonava un violino ai piedi del suo letto. La melodia inquietante divenne una delle opere più impegnative del repertorio per violino.
La realtà: mentre il racconto di Tartini potrebbe essere stato un abbellimento, la natura inquietante e virtuosistica della musica dà credito alla leggenda.
6. Il letale Te Deum di Lully
Questa magistrale opera corale si rivelò la morte del suo compositore. Letteralmente.
Il compositore francese Jean-Baptiste Lully servì il re Luigi XIV, il “Re Sole”, per più di tre decenni. La sua posizione di compositore di corte sembrava inespugnabile finché, all’inizio del 1687, Lully organizzò un’esecuzione speciale del suo Te Deum per celebrare (e qui ci sono delle ironie) la recente ripresa del re dall’operazione.
L’esecuzione stava procedendo senza intoppi, finché Lully non si pugnalò al piede con il bastone appuntito con cui aiutava a tenere il tempo. I dottori gli consigliarono di farsi amputare la gamba. Sembra che la prospettiva di non ballare mai più, però, fosse troppo per il veloce Lully, che rifiutò di essere operato.
La cancrena si verificò puntualmente e Lully morì poco dopo. Da allora, il presunto Te Deum celebrativo ha assunto un’aura più oscura e la scomparsa di Lully deve essere una delle morti di compositori più tragiche nella storia della musica classica.
7. L’ultimo capolavoro condannato di Scriabin
La leggenda: ecco un’opera in cui le ambizioni del pezzo corrispondono al suo destino finale. Il visionario compositore russo Alexander Scriabin concepì il suo ambizioso Mysterium come una performance di una settimana, progettata per provocare la fine del mondo.
Un’opera miracolosa medievale, Mysterium doveva essere una stravaganza multisensoriale e densa di suoni e immagini, completa di profumi e fuochi d’artificio. E avrebbe raggiunto il culmine, o almeno così credeva con fervore Scriabin – con la fine di questo mondo umano come lo conosciamo e la nascita di una nuova razza umana “più nobile”. Per un’amara ironia, il pezzo non è mai stato completato a causa della prematura scomparsa del compositore.
Lo stesso Scriabin credeva nel potere trascendentale della musica e cercava di fonderlo con rituali spirituali. La sua morte per un’infezione ha messo fine a quella che sarebbe stata senza dubbio una delle composizioni più audaci della storia.